riflessioni sull'impegno politico dell'Amministrazione

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17/04/2012

  Uno storico (Tucidide) qualche secolo fa'scrisse: Amiamo il bello nella semplicità, amiamo la riflessione senza debolezze, per noi la ricchezza è più motivo di opportunità pratiche che di vanti verbali, e non è vergogna per nessuno ammettere di essere povero, ma è vergogna non tentare con le azioni di sfuggire alla povertà. E’ possibile che le stesse persone si occupino dei loro affari privati e di quelli pubblici, è possibile che chi è dedito all’una o all’altra attività abbia comunque una buona conoscenza delle questioni politiche: siamo infatti i soli a considerare chi non se ne interessa persona non tranquilla, ma inutile. Noi siamo gli stessi a giudicare e a ragionare correttamente sulle questioni, perché non pensiamo che i ragionamenti nuociano all’azione, ma che sia invece nocivo non sviscerare le questioni nel dibattito, prima di intraprendere le necessarie azioni. Anche in questo mostriamo la nostra differenza: agiamo con audacia e sappiamo ragionare freddamente su ciò che stiamo per affrontare, mentre per gli altri l’ardimento nasce dall’ignoranza, e la riflessione procura titubanza. A buon diritto dovrebbero essere considerati coloro che hanno la maggiore forza d’animo quelle persone che conoscono con estrema chiarezza ciò che è terribile e ciò che è piacevole, e che ciò nonostante non si sottraggono ai pericoli. Anche per la generosità siamo all’opposto rispetto alla maggior parte, perché ci procuriamo gli amici non traendo ma procurando vantaggi. E’ amico più sicuro colui che fa il bene, perché vuole mantenere la gratitudine che gli è dovuta attraverso il suo atteggiamento di benevolenza nei confronti di colui a cui ha fatto il bene; chi deve ricambiare è invece un amico più fiacco, perché sa che quando restituirà il favore non si procurerà un impegno ma si sdebiterà, E siamo i soli che aiutiamo un altro senza timore, non per un calcolo interessato, ma per la fiducia che deriva dalla libertà.

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